Image Image Image Image Image
Scroll to Top

To Top

Di lei hanno scritto…

Accostare i colori è un gioco difficile e appassionante: ci sono colori che vicini sono un dramma, altri sono rima, altri gridano, altri sono un canto o un pianto o uno sbadiglio, altri sghignazzano o sorridono e così all’infinito: si può fare sinfonia o arido studio tecnico.

 

 

 Carlo Barilari

Dagli ovoidi, che esplodono come per voler trascendere la loro stessa perfezione, si passa alla… sintesi coloristica dei LUILEI, simbolo dell’opposto maschile e femminile; nel tormento della lotta e nell’anelito ad un superamento è un cammino pieno di fascino permeato da profonda spiritualità.

 

Franco Batacchi

Fanna Roncoroni possiede, tra le numerose e stratificate componenti del suo bagaglio culturale, un solido aggancio al costruttivismo – è tra i fondatori del Centro Verifica 8+1 – non più adottato come referente formale, ma presente nella metodologia fattuale dell’artista. Permane …una predisposizione a ragionare in termini di progetto e risulta conseguente la definitiva versione del Labirinto in cui sono confluiti gli innumerevoli LUI e le vitali LEI.

 

Emiliano Bazzanella

Con la sua opera la Fanna Roncoroni tenta di compiere una sorta di contromovimento, rende estraneo e “altro” ciò che è parso da sempre consueto e ovvio. La parola in se stessa ha anche un valore “figurale” e non solo linguistico, è forma e non solo idealità di significato… il LUILEI riscopre la dimensione simbolica della parola mettendo in luce l’essenza figurale della scrittura; il labirinto prosegue con questo intento diventando non soltanto l’archetipo conosciuto, ma… pura forma estetica… il libro muto, ligneo, reso illeggibile da un chiodo antico che ne fissa i lembi, non può parlare, non può offrire il testo. Avulso dalla scrittura, si mostra nel suo aspetto formale, nella sua concretezza di oggetto e di elemento spaziale. Si può parlare dell’arte della Fanna Roncoroni come… del portare alla luce ciò che è celato nel fondo materiale della parola e degli oggetti, alludere all’”altro” che inabita le cose.

 

Leonardo Borgese

Mariapia Fanna alla Galleria Gussoni, presentata da Mario Vellani Marchi. E’ una giovane disegnatrice che ha gusto, finezza, e senso della costruzione, e che si dedica specialmente alla illustrazione di libri.

(Corriere della sera, 7 giugno 1951)

 

Luigina Bortolatto

Ciò che colpisce immediatamente nelle sue opere è la mancanza assoluta di alcun compiacimento di gusto; l’artista è rude, aspra, tuttavia viva e non tende ad imitare la natura ma a rivelarla.

Nelle sue esperienze, Al razionalismo matematico si accompagnano interpretazioni sensitive e sentimentali che ritrovano nel genere cinetico un’arte di tensioni percettive e illusioni di movimento prodotte dal rapporto tra forma e colore. Le indagini sulla ricerca LUILEI, quale sistema di forze parallele e discordi, si identificano in lettere a vista in cilindri, le inconsapevoli lontanaze oceaniche del messaggio in bottiglia.

 

Rossana Bossaglia

Reale e immaginario, memoria e fantasia, operatività manuale e levità mentale si fondono, intrecciano, liberandosi a vicenda da costrizioni sintattiche: i dadi della vita o della sorte precipitano nel vuoto, ma il clown cammina, in sottile equilibrio, sopra le loro rovine.

Ha percorso la strada verso la scultura… nell’evidente volontà di dar corpo a intuizioni fragili, delicatissime; e tuttavia di quelle intuizioni era appunto la fragilità, la levità, la sottigliezza penetrante che a lei importava catturare ed esprimere. Così… attraversando l’esperienza straordinaria della poesia visiva, cioè la riflessione, ad alto grado di liricità, sul messaggio minimale del segno, ella è ritornata ad esprimersi con tecniche e materiali di gracile corporeità… nel LUILEI, tema simbolico e tema grafico insieme, regno ossessivo della ripetizione e radice del labirinto.

 

Francesca Ruth Brandes

Uscir da sé

C’è una nuova nascita nell’ovoide bucato, che non è quella recepita dall’esterno, ma che coincide invece con il racconto della nostra storia, nel ridefinirla, nell’uscir da sé. Non consiste nell’effetto di un atto arbitrario della volontà e neppure nel riscontro neutrale di un percorso oggettivo. È un processo paradossale, un processo di necessità mediante il quale bisogna re-inventarsi, per divenire alla fine quello che si è.

Si trema nel bucare la materia e l’arco di questa tensione – l’inquietante campo di forze che attraversa lo spazio della nostra esistenza creativa – è portato a compimento da una risoluzione etica essenziale. Si tratta di una delle strade possibili, ma Mariapia Fanna Roncoroni sceglie proprio quella, guidata dall’esattezza intellettuale dell’emozione, che ci fa riconoscere il nostro essere nell’auspicio di ciò che non siamo ancora. La sceglie, con tutto il dolore del percorso.

Il progetto, in Mariapia, non è esattamente riducibile alla rappresentazione del visibile. L’artista procede piuttosto su un binario parallelo, di ri-creazione dell’esistente, nell’attenzione allo spazio interiore del mondo. Si rivolge a ciò che sfugge abitualmente, ossia a quell’apertura che permette alla luce di filtrare, consegnando così ogni cosa al suo assoluto. Il soffio, il seme, l’essere raggiante di ciò che ancora deve venire.

Il ritmo del suo agire non è scansione di un ordine logico, ma relazione con il silenzio, con la musica che lo abita, con il movimento ondulatorio del tempo: con Novalis se si toglie il ritmo del presente, si toglie anche il presente…

Allo stesso modo, i cataloghi arborei di Fanna Roncoroni, i libri trafitti, le sequenze LUILEI sono incarnazione ed appartenenza. Costruiscono verità. È questo l’essere-nel-mondo di cui parla Heidegger: l’esserci fin dal principio e – potremmo aggiungere – l’esserci che si oppone alla dimenticanza, l’esserci che denuncia, contro la lacerazione della vita, contro l’allontanarsi dell’uomo da sé, contro la mancanza di rispetto. Questa è verità posta in opera.

L’iniziale strappo, il brancusiano ovoide forato ha nutrito il procedere futuro. Diviene talora impossibile separare forma e materia: la tensione, in queste opere, è più importante della definizione; l’annuncio conta più dell’evidenza. Così l’artista diviene custode del messaggio, ancora in potenza nonostante il trascorrere degli anni, del proprio destino. Custode che non si rassegna, non si abitua, non si siede. Insieme appello e interrogazione.

 

Raul Bulgheroni

LUILEI (El y Ella) constituyen el nùcleo generador, trama y urdimbre del tejdo de la vida. LUILEI son eternos y constantes principios que se articulan en una infinidad de situaciones y de juegos. LUI, el factor masculino como una presencia fría, racional, mòvil y protagonista. LEI, el factor feminino como un càlido y màgico soporte firme, receptor y generativo. LUILEI asociados indisolublemente en un original juego de figuras y fondo, de encuentros y de fugas, de armonias y de oposicíon. Las innumerables trayectorias posibles de estos episodios emergen como señales: entre el rojo magenta y el negro grisàceo van dejando la traza de los eternos y cambiantes Laberintos (de la casa, de la pareja, del cosmos, del yo…) donde se desarrollan las historias personales; la gran historia. En este escenario la figura fugitiva y fantasiosa del Payaso aparece y desaparece como la fresca presencia de un lúdico testigo, del espíritu irónico y superior.

 

Raffaele De Grada

In tema di disegno, notevole mi sembra la mostra di Mariapia Fanna alla Gussoni di Milano, in via Manzoni. Questa giovane è novizia alle mostre. Eppure essa ha doti di illustrazione non nel senso banale, assai formate. La metà circa delle opere esposte sono destinate a libri, con grande varietà, da “Chytra” di Tagore alla “Novella pastorale” di Wiechert, a Pavese, alla Drigo, a Steinbeck, a Webb. Particolarmente efficace è la Fanna nei gruppi, il cui movimento è studiato per successione di gesti, con un ritmo che non tradisce il senso letterario e che è d’altra parte molto figurativo. Anche il segno è serio, chiaroscurato senza esagerazioni, chiuso nel sentimento dell’opera. Una buona disegnatrice, anche se, data la giovane età, discontinua.

(Conversazione alla Radio,  5 giugno 1951)

 

Enzo Di Martino

Incredibilmente nomade e disinibita nella sua avventurosa ricerca espressiva, ha forse trovato nel libro… l’oggetto formale in grado di contenere tutte le sue ossessioni immaginative. Trasformandolo… in un evento plastico, esercitando cioè su di esso il puro linguaggio della scultura… I Libri Muti affermano l’appartenenza alla più interessante ed aggiornata scultura contemporanea, antistatuaria e antimonumentale, plasticamente armoniosa.

 

Anna Maria Di Paolo

Cos’altro sono infatti il Labirinto o il Libro Muto…se non la mancata risoluzione dell’enigma col quale come artista ha misurato il proprio progresso nell’avanzamento in zone d’ombra in cui ha scandagliato le contraddizioni e l’ineffabilità dell’esistenza interiore riducibile soltanto a simbologia? La Roncoroni, nonostante la gravità dell’assunto, adotta ed esplicita, sempre, uno stile lieve ed ironico.

 

 Donato Di Poce

Il mio rapporto con Maripia Fanna Roncoroni è iniziato nel 1995 con un piccolo catalogo di Libri Muti trovato per caso in una bancarella e continuato con una mia silente ma chiaroveggente ammirazione sino allo scorso anno quando ho conosciuto personalmente l’artista e visitato il suo atelier….
La ricerca dell’ultimo periodo intitolato Muta Protesta, è dedicata ad una dolorosa e inquietante, ma attualissima, riflessione sulla violenza della società contemporanea sui Bambini. Una società in cui l’artista può solo levare il suo grido di dolore e denunciare la violenza in atto contro la cultura, la conoscenza, l’arte e che significa violenza contro il seme dell’umanità futura. Il verdetto è inappellabile, l’artista mette in Bare Inchiodate i sogni dei bambini e la coppia LUILEI.
Muta Protesta è un’installazione di grande impatto scenografico e di grande valenza morale. Al centro della scena campeggia una domanda inquietante, una sola parola: “Perchè?”
E vengono immediatamente in mente le violenze perpetrate nei confronti dei bambini guerrieri in Africa, degli orfani iracheni o afgani, dei kamikaze palestinesi, dei bambini costretti all’analfabetismo, quelli all’accattonaggio, quelli che perdono le gambe sulle mine, i disperati della favelas, i bambini ostaggi delle mafie, le bambine orientali costrette alla prostituzione, i bambini brasiliani rapiti per espianti di organi, i bambini violati dai pedofili. Un’orchestra di violenza da cui si leva un solo grido: “Libera nos a malo” e in cui si vede una mano accarezzare pietosamente i chiodi, quasi ad intonare un canto di grazia e di pietà, una carezza intima al respiro del mondo, alla speranza di un mondo migliore.
Muta Protesta è un moderno Sit-In grondante attenzione e redenzione di un’intera società superficiale distratta e violenta. Muta Protesta è una svolta visuale, un nuovo teatro sociale dell’arte, dove interagiscono pittura, scultura, parola, suono, per rivendicare un ruolo e una presenza dell’uomo che non dimentichi il contesto sociale che lo circonda. Muta Protesta è in realtà una preghiera e una supplica all’olocausto e al genocidio in atto dell’infanzia e della vita. Muta Protesta è una disobbedienza estetica, un’inadempienza alle regole del gioco culturale, una macchina poetica ed un fuoco esistenziale. Muta Protesta è un’azione poetica perturbante, certamente non rispondente ai canoni della bellezza, ma un’opera esteticamente ed intrinsecamente bella, complessa, virtuosa e piena di Pathos. Muta Protesta è anche un’eresia estetica e religiosa catartica: l’eccesso delle bare inchiodate e trafitte da enormi chiodi di ferro battuto, ci ricordano i chiodi con cui fu crocifisso Gesù, e il flusso di energia che ci trasmette arriva come un turbine. Il rifiuto, il disgusto, la negazione di questa violenza annientano gli esegeti del sublime. All’urlo muto della Storia, la Roncoroni oppone il suo devastante silenzio, il suo fare creativo legato all’esperienza ed all’amore per la natura e per l’umanità ferita.

Milano 10.01.2010

 

Giò Ferri

L’antica figura del labirinto nella brocca etrusca di TRAGLIATELLA (620 a.C.) — e c’è molto di etrusco nei ritratti scultorei e nelle sculture criptiche di Mariapia — è definita come truia, parola che significa arena o luogo di danza. La parola labirinto designò in origine una danza, nulla di drammaticamente conchiuso quindi…. Ma la danza classica è sacra e votiva.

Noterete facilmente che leggendo il labirinto nome, dalle molte lettere, di Mariapia Fanna Roncoroni, si ritrova non troppo nascosto l’anagramma di ARIANNA. Per questo mi pare giusto chiudere con i versi di una tavoletta di Cnosso del 1400 a.C.: “Un vaso di miele per tutti gli dei / Un vaso di miele per la Signora del labirinto”.

 

Carla Chiara Frigo

Il labirinto è però, anche, oggetto di gioco, scomposto e ricomposto secondo possibilità calcolabili in base a leggi combinatorie. Attraverso la componente ludica…è possibile organizzare e sfidare il fato ed il destino. Il gioco può allora diventare, e diventa, scacco alla razionalità usata per organizzare il mondo…e momento di riappropriazione di autonomia come capacità di scelta, di movimento, di orientamento, dunque di libero arbitrio esistenziale.

 

Gino Gini

Mettere in “forma di libro” oppure “far libro” oppure “librismo” da parte degli artisti è una pratica dell’arte che in questi ultimi decenni ha avuto uno sviluppo enorme. Appare quasi scontato che il libro, così carico di significati e istituzionale luogo del sapere, del pensiero, dei sentimenti, della ragione, sia fonte d’indagine nel processo operativo di molti artisti.

 

Romana Loda

La vita cambia le sue stesse condizioni e con essa le metafore che la rappresentano. Milioni di LUI stanno incolonnati ordinatamente, certi di proseguire senza più dover spingere o trascinare; intanto non si avvedono dei guizzi che avvengono e delle piccole correnti di LEI che avanza con forza rinnovata. Al mare grande della libertà arriveranno prima, non ci sono dubbi, magari con fatica enorme, ma questo non importa. Non si può più andare con il passo di una storia che ormai è favola, trapassata nel momento stesso in cui avviene. I fiumi continueranno a solcare le piane assolate, ma non saranno più gli stessi, perché niente e nessuno sarà più lo stesso, nemmeno la storia.

(Dalla cartella LUILEI, editore Campanotto)

 

Mara Keuchan

Sai cosa sono i tuoi labirinti per me? Il mio Paese, i miei problemi, l’aspirazione di giungere ad un porto e vedere invece come si chiudono porte… ma non spaventarti; i tuoi labirinti sono positivi… Si entra in essi con il piacere del gran gioco (LUILEI) per uscirne quando si vuole, col sorriso, soddisfatti, in pace. Prenderò i tuoi labirinti come esempio per vivere i miei. Paradosso. i tuoi labirinti per non perdermi.

 

Vittoria Magno

Il merito di Maria Pia Fanna Roncoroni sta proprio nell’essere riuscita a spogliare la sua scultura … di ogni provvisorietà. Accade la stessa cosa quando il pezzo scultoreo supera la sua funzione di ritratto per assurgere a simbolo di valori umani universali.

 

Giuseppe Marchiori

Le vie della ragione hanno… molte facce: persino quella dell’invenzione poetica. Sì, la poesia del calcolo; ma anche la poesia dell’avventura, che si traduce nella misura composita dell’irrealtà.

 

Attilio Marcolli

La sua opera mette in evidenza un grande problema dell’arte contemporanea, già ben intuito da Paul Klee, la dialettica tra forma e figurazione, tra schema scientifico della visione e della psicologia della forma e la ricerca delle motivazioni che divengano motivo o contenuti figurativi. La percezione suggerisce la figurazione, e la figurazione stimola la percezione.

 

Augusto Minucci

Una ricerca che riesce non soltanto a mettere in luce la fredda razionale bellezza degli elementi puri, ma a caricarli di una vitalità che si colloca al di là di ogni regola scientifica. Si avverte infatti in questi elementi solidi che si compenetrano per diventare una forme unica, l’incontro fisico di due identità fuse in un rapporto ideale…

(da La Stampa, 1976)

 

Bruno Pozzato

Ho visto libri sonori, libri cancellati, libri fusi; ma i libri della Fanna Roncoroni contengono parole magiche, misteriose, che vivono nel legno. Libri tornati allo stato vegetale come l’uomo tornerà alla terra; inchiodati, inchiavardati con perentorietà e violenza. Libri stuprati, I grossi chiodi di primitivi da età del ferro penetrano veementi il legno dando al rapporto LUILEI un significato vitalistico costruito sull’antinomia amore/odio.

 

Giorgio Segato

Luogo esterno e interno, della vita e della riflessione, il labirinto assomiglia al “mandala” che è sintesi dello spazio e immagine del mondo. LUI invade il labirinto e si identifica con il labirinto, LEI, come Arianna, offre il filo che conduce all’uscita, la chiave della comprensione…LEI quasi un’esplosione, un fiorire sul nero, serioso, monotono e preponderante “campo” visivo del LUILEI e che si staglia come momento diverso e creativo, stimolante interruzione che valorizza l’esperienza della vita.

 

Mario Vellani Marchi

Le doti di Mariapia Fanna sono la semplicità e la chiarezza espressiva. I segni della giovane artista lo dimostrano nel modo più assoluto. Il suo istinto la porta a spiegarsi con mezzi alle volte quasi rudimentali, come del resto facevano gli artisti figurativi del nostro Medio Evo. Mariapia Fanna ha una personalità e un temperamento spiccatamente suoi. Infatti pur essendo delicatamente donna, essa non concede mai nulla al seducente fascino di quella grafia che porta inevitabilmente al segno così detto elegante. In ogni sua figura c’è una costruzione robusta, c’è un gesto che concorre all’assieme della composizione generale della scena o del racconto che essa vuole rappresentare. La Fanna non si perde mai in piacevolezze ornamentali; essa affronta la composizione con ammirevole audacia ottenendo spesso risultati eccellenti.

 

Sabrina Zannier

La fluidità energetica ravvisabile già nelle prime opere scultoree, viene poi enfatizzata nel percorso concettuale e raccolta nei Libri Muti. Anche qui c’è uno sviluppo verso l’astrazione formale che corrisponde ad un’accentuata concettualità. Dai libri realizzati in cartone ondulato, trattato con bagno di gesso, dove permane la texture di parole… fino ai libri in legno, dove le pagine, come nel caso precedente, sono attraversate da chiodi antichi.

 

Myriam Zerbi

Emozioni sottili, fragili equilibri, volubili umori, entusiasmi e delusioni e tutto ciò che, con vorticoso ritmo, accade all’animo umano nel corso dell’esistere, ha contorni vaghi e sfuggenti, elusivi e inafferrabili…è questa la materia fluida, allusiva e astratta raccolta nei Libri Muti …serrati, socchiusi, con qualche pagina aperta, ma sempre trafitti, con gesto perentorio, decisivo, travolgente e lucido. Il libro Muto è essenza violata, offerta al sacrificio, il suo silenzio è grido e insieme pausa vibrante, è il libro crocifisso il cui cuore continua a pulsare in attesa della resurrezione…una tacita, cupa denuncia.