Nasco a Milano nel 1925, ho studiato pittura alla Scuola di Arturo Colombo e illustrazione con Mario Vellani Marchi. A Ginevra ho frequentato l’Ecole des Beaux Arts e a Buenos Aires ho studiato affresco alla Accademia de Bellas Artes.
Ho iniziato il mio percorso artistico sondando con disegno e pittura il mondo del figurativo dedicandomi anche all’illustrazione di testi di Tagore, Wiechert, Pavese, Steinbeck.
Il pittore, come Diogene che cercava l’uomo, cerca di concretare la sua visione e mai la trova.
Dal 1965 ho incominciato a scolpire modellando teste-ritratto in terracotta e lavorando alle fusioni in bronzo.
Per me un ritratto dev’essere come una sonata, deve avere un tema, un suo centro intorno al quale giocano, in differenti ruoli, i temi secondari.
Negli anni Settanta dalle teste-ritratto si sono sviluppati gli Ovoidi. Imprigionata dalla forma, cercavo l’energia concentrata in essa. Incominciai a costruire forme ovali in cera e con una lama incandescente le spaccavo, le aprivo; l’energia che si sprigionava dalle spaccature fu per me la liberazione dal figurativo e la partenza per il cammino nuovo dell’astrattismo.
Ho sempre sfogliato la natura come uno studioso sfoglia un libro. La natura ci è maestra se
sappiamo scoprire le sue leggi interne, non per imitarla, copiandola, ma per interpretarla… ho sentito, come una sfida, l’urgenza di prendere squadra e compasso sentendo la piccolezza dell’uomo confrontato alla magnificenza del creato. Nascono così le opere geometriche in gesso e ferro.
Il cammino geometrico mi ha portato ai tetraedri, forme complesse che intersecandosi generano i Tetraincontri, volumi che, a seconda di come si appoggiano, cambiano configurazione. In seguito su uno dei due elementi ho scritto LUI, sull’altro LEI e, combinando le forme, ho plasmato nuove entità plastico-grafiche tra loro complementari.
La ricerca sulle forme diviene spunto e partenza per una lunga esplorazione nel regno del concettuale. Nella mia ricerca strutturalista stavo lavorando sulle orizzontali e sulle verticali. La partenza è stata un modulo, LUI nero, LEI rosso magenta, colore che in natura avevo scoperto indicare la concentrazione d’energia, la potenza in atto della gemma o quella altrettanto propulsiva della radice. LEI rompe la struttura determinata, l’ordito dei LUI neri per farsi traccia luminosa, tema figurativo, tracciato, danza.
Il principio femminile orizzontale e il principio maschile verticale trovano il loro luogo di incontro e mutazione nel labirinto, figura mentale archetipica, luogo di evoluzione del segno-simbolo LUILEI, spazio esistenziale che può liberare o anche ingabbiare. Leonardo da Vinci pensava che l’utero avesse la forma di un labirinto. LUILEI cercando di districarsi dalle rigide maglie delle istituzioni, dai meandri di cosmo, casa, chiesa, coppia inciampa nel clown, personaggio che sa saltare con acrobazie leggere sulle antinomie, con il sottile potere salvifico dell’ironia.
Il clown porta in sé l’istinto “giusto” del bambino, ancora incontaminato, è l’arte che non è più né LUI né LEI, il vento che soffia, e, dal punto di vista spirituale, così come lo sento io, l’afflato dello Spirito Santo.
È ancora il mondo di LUILEI con la sua carica di valenze simboliche che riaffiora dal 1991 nelle pagine di grossi libri costruiti di memorie, appunti, tracce di vita e poi trapassati da lunghi chiodi, i Libri Muti, l’insieme dei quali forma intere biblioteche.



